La GEO funziona davvero o è l'ennesima moda del marketing?
Chi te la propone dice solo i numeri che convengono. Ecco quelli veri, cosa la GEO non fa, e a quali studi oggi conviene davvero.
di Adriano Di Marino · Fondatore di Aliseo AI Solution
Non è una moda, ma non è nemmeno quello che ti raccontano. Oggi le intelligenze artificiali portano meno dell'1% del traffico web: pochissimo. Solo che crescono in fretta, e chi decide lì dentro è una risposta sola, non una lista. Vale la pena occuparsene ora, sapendo cosa aspettarsi.
Ho scritto questo articolo perché nessuno lo scrive. Se cerchi "la GEO funziona davvero" trovi decine di agenzie che spiegano cos'è, tutte partendo dal presupposto che funzioni. La domanda di chi sta per spendere dei soldi non riceve risposta.
I numeri veri, tutti e due i lati
Chi ti propone questo servizio ti dirà che Gartner prevede un calo del 25% delle ricerche tradizionali entro il 2026, e che OpenAI dichiara 900 milioni di persone a settimana che chiedono a ChatGPT cose che prima avrebbero cercato su Google. Sono dati veri.
Quello che quasi nessuno aggiunge è il resto.
Secondo BrightEdge, il traffico che arriva dai motori AI è ancora sotto l'1% del totale. E secondo Semrush la ricerca tradizionale genera ancora il 57,3% del traffico web: Google non sta morendo. Sempre Semrush ha rilevato che solo il 30% circa delle richieste fatte a ChatGPT assomiglia a una ricerca — il resto sono email da scrivere, testi da sistemare, codice da correggere.
Quindi: un canale piccolo, che cresce in fretta, con dentro una regola diversa.
La regola diversa è il punto
Il traffico non è il metro giusto per misurare questo cambiamento.
Su Google, se sei il quinto risultato, esisti. Il cliente ti vede, magari ti apre in una scheda, magari ti confronta. La visibilità è distribuita su dieci nomi.
Quando qualcuno chiede a un assistente AI "chi mi consigli come commercialista", riceve una risposta sola, con dentro uno o due nomi. Non c'è un quinto posto. Non c'è una seconda pagina.
L'1% di traffico è quindi un dato che inganna: quell'1% non è composto da curiosi che scorrono risultati, ma da persone che hanno già ricevuto una raccomandazione e stanno andando a verificarla. È una frazione piccola di visite, ma con dentro una decisione già presa.
Cosa la GEO non fa
Qui sta la parte che serve davvero a decidere.
Non porta clienti la settimana prossima. Le prime citazioni consistenti arrivano di norma tra i 60 e i 90 giorni, e la situazione si stabilizza tra il terzo e il sesto mese. Chi ti promette risultati in tre settimane o non sa come funziona o sa di mentire.
Non si compra. Non esiste un posto dove pagare per comparire nelle risposte AI. Non ci sono annunci, non c'è un'asta. Chi lascia intendere di avere un canale privilegiato sta raccontando una cosa che non esiste.
Non è garantita. Nessuno controlla cosa risponde un modello. Si può rendere molto più probabile che il tuo nome compaia, non certo.
Non sostituisce il resto. Se il passaparola ti porta già clienti, quello resta il tuo canale principale. La GEO si aggiunge, non rimpiazza.
A chi non conviene, oggi
Ci sono situazioni in cui la risposta onesta è "aspetta".
Se hai l'agenda piena e non prendi nuovi clienti, non c'è problema da risolvere.
Se la tua clientela arriva quasi tutta da segnalazioni dirette — colleghi, ex clienti, il commercialista che ti manda il caso — sei in un circuito che l'AI non tocca. Ha senso presidiarla per il futuro, non come urgenza.
Se non hai nulla di pubblicato online e non intendi averne, manca la materia prima: le AI citano contenuti, e senza contenuti non c'è niente da citare.
Se ti aspetti un ritorno entro due mesi, meglio spendere quei soldi in qualcos'altro. Fermarsi a metà è il modo più sicuro di sprecarli, ed è il caso più frequente.
A chi conviene adesso
Il caso opposto è altrettanto netto.
Se lavori in una professione dove il cliente chiede consiglio prima di scegliere — avvocati, dentisti, commercialisti, architetti — è esattamente lì che il passaparola si sta spostando dalle persone agli assistenti. Il consiglio che prima si chiedeva a un conoscente oggi si chiede a un'app.
E c'è un fattore di tempo che non tornerà. In questo momento, per la maggior parte delle domande di settore in italiano, gli assistenti non citano nessuno: rispondono in modo generico perché non trovano fonti da nominare. Chi si posiziona ora occupa uno spazio vuoto. Tra due anni sarà un lavoro di sottrazione contro chi c'è già, e costerà di più.
Come decidere in cinque minuti
Non serve fidarsi di me, e non serve nemmeno un'analisi.
Apri ChatGPT e fai la domanda che farebbe un tuo cliente: "chi mi consigli come [la tua professione] a [la tua città]?". Poi guarda la risposta.
Se non cita nessuno, o dice cose vaghe, quello spazio è libero. È la situazione migliore in cui trovarsi.
Se cita due o tre studi che conosci, sono i tuoi concorrenti e sono già dentro. Lì il lavoro è più difficile, ma sai contro chi giochi.
Se cita te, sei messo meglio di quasi tutti e ti serve solo mantenere la posizione.
In tutti e tre i casi hai un'informazione che vale più di qualsiasi articolo, questo compreso.
Domande frequenti
La GEO è solo la SEO con un nome nuovo per far pagare di più?
No, anche se il sospetto è comprensibile visto come viene venduta. Cambia l'obiettivo: la SEO lavora perché tu compaia in un elenco di dieci link dove l'utente sceglie, la GEO perché il tuo nome sia dentro l'unica risposta che l'assistente pronuncia. Cambiano di conseguenza gli strumenti: contano più le informazioni verificabili su di te sparse per il web che le parole chiave nelle pagine. Molte attività si sovrappongono alla SEO, ed è giusto che chi te la propone lo dica.
Se le AI portano meno dell'1% del traffico, perché occuparsene adesso?
Perché quella percentuale cresce rapidamente e perché il posizionamento non è istantaneo: richiede mesi. Chi inizia quando il canale sarà diventato grande partirà con mesi di svantaggio rispetto a chi c'era già. È lo stesso schema della SEO nei primi anni Duemila, quando presidiare costava poco e nessuno lo faceva.
Come faccio a sapere se sta funzionando davvero?
Con numeri rilevati prima e dopo, sulle stesse domande: in quante risposte compare il tuo nome, in che posizione, e chi viene citato al posto tuo. Vanno misurati all'inizio, altrimenti non esiste un termine di paragone e ogni valutazione diventa un'impressione. Se chi lavora per te non ti mostra la rilevazione di partenza, non potrà dimostrarti nulla dopo.
Quanto dura prima di vedere qualcosa?
Nelle prime quattro settimane accade qualcosa di poco visibile ma necessario: i sistemi iniziano a leggere e ad associare il tuo nome alle categorie giuste. Le prime citazioni consistenti arrivano tra i 60 e i 90 giorni, la stabilizzazione tra il terzo e il sesto mese. L'errore più comune è interrompere dopo tre o quattro settimane, cioè esattamente prima che i risultati diventino misurabili.
Questo articolo è stato redatto con l’assistenza di sistemi di intelligenza artificiale, poi riletto e verificato prima della pubblicazione. I dati citati riportano la fonte; le verifiche descritte sono riproducibili da chiunque.
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